Mi chiamo Gastone Marchesi, e da metà giugno ho iniziato a lavorare per Loto occupandomi delle attività di fundraising.
Fundraising viene tradotto come raccolta fondi, ma del termine inglese mi piace il verbo ‘raising’ che indica la crescita, non solo di fondi, ma anche di relazioni, concetto che si perde un po’ nella versione italiana ‘raccolta’. Eppure, adoro la lingua italiana, così come leggere e scoprire nuove cose viaggiando.
Lo sport è stato -ed è tuttora- una parte fondamentale della mia vita. Sono allenatore di basket da oltre vent’anni, mentre da dieci anni ho intrapreso questa strada lavorativa nel mondo del non profit, specializzandomi in questo ruolo col Master in Fundraising nel 2016.
Prima di Loto ho vissuto esperienze che mi hanno formato in WeWorld (una ONG che si occupa di cooperazione internazionale), Agevolando (un’associazione che sviluppa progetti per care leavers) e Monteverde (una cooperativa sociale attiva per persone adulte con disabilità e minori con bisogni educativi speciali).
Sono state tutte esperienze in organizzazioni non-profit diverse tra loro per dimensioni, raggio d’azione e causa, e ora cerco di portare ciò che ho imparato in questi anni a favore della causa di Loto.
So che imparerò ancora, perché non si smette mai di farlo quando c’è apertura al nuovo e ascolto.
In questi primi mesi ho iniziato a vivere e conoscere un’organizzazione che è cresciuta negli anni e crea un valore speciale per ciò che fa ogni giorno, partendo dall’ascolto verso chi si rivolge a Loto e arrivando alla semina per un futuro dove, grazie alla ricerca scientifica, i tumori femminili non esisteranno più perché saranno stati sconfitti.
Per me il ruolo del fundraiser è proprio questo: seminare nel tempo, coltivare relazioni, permettere all’organizzazione di svilupparsi e diffondere bene comune, insieme.
Nel presente, qui in Loto, intanto ci sono le moltissime e preziose attività a sostegno delle donne e delle loro famiglie, quindi… Grazie a Loto per questa opportunità!
